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Raggi e la crisi idrica: dietrofront sulla politica per la difesa dell’ambiente e dei piu’ deboli

 

 

Si tirano in ballo i risparmi degli oneri di realizzazione delle casette dell’acqua, si getta la carta del risparmio idirico, fatto sta che l’approvvigionamento di acqua pubblica fresca fresca di fonte a Roma e’ reso molto piu’ difficile lasciando probabilmente intravedere, come indiretta  conseguenza, un favore velato ai gestori delle acque minerali e un aggravio sui costi ambientali per lo smaltimento delle bottiglie di plastica. La votazione in Campidoglio della mozione con lo stop all’installazione delle casette ACEA era nell’aria per chi frequenta l’aula Giulio Cesare. Nei municipi da mesi ci si era impantanati su questo tema, ad esempio un rimpallo e un ping pong tra cittadini e Municipio VI in merito alla volonta’ dell’amministrazione pentastellata di non voler installare la casetta dell’acqua a Borghesiana richiesta con decisione dai cittadini faceva gia’ presagire questa presa di posizione da tempo. Un’idea che trae origine anche da posizioni di parlamentari come Federica Daga, che della battaglia contro le casette acea  ha fatto una propria posizione politica. Peccato che la stessa Daga, in un post su internet  del marzo 2015 in merito alla questione  chiosava richiedendo a gran voce ‘Ridateci i nostri nasoni’ quando la Sindaca ne decide la chiusura. La posizione della Daga e dell’amministrazione Raggi non sono armoniche tra di loro ma non collimano nemmeno con quelle di altri nel movimento 5 stelle, basti pensare a consiglieri di altri comuni, quali Potenza Picena, che  il 20 ottobre del 2014 gioivano per l’approvazione  dell’installazione delle case dell’acqua sottolineando come ‘Il beneficio principale di questa iniziativa e’ quello di disincentivare l’utilizzo dell’acqua minerale in bottiglie di plastica che hanno un forte impatto negativo sull’ambiente in termini di smaltimento del packaging (la bottiglia) sia in termini di inquinamento atmosferico da CO2 provocato dal trasporto su gomma’. C’e’ da chiedere inoltre al neo presidente di Acea, l’avvocato Lanzalone, come gestira’ questa situazione, dato che l’effetto controproducente di questa mossa sulla quotazione della multiutility romana e’ stato devastante, il titolo ha perso oltre 0,90 ad azione dal giorno della chiusura dei ‘nasoni’. E parliamo di soldi anche pubblici. E ci chiediamo come riuscira’ a soddisfare altrimenti i fruitori meno abbienti, e qui i dati in nostro possesso sostengono come la casetta dell’acqua installata a Tenuta di Torrenova in un’area periferica sia la piu’ frequentata dell’intera capitale, che non possono permettersi acqua in bottiglia per evidenti ragioni economiche e che in queste strutture avevano trovato una valida alternativa. Vengono penalizzati i piu’ deboli, pensionati e persone a basso reddito, il titolo crolla con perdite evidenti per una società a maggioranza pubblica, per favorire di nuovo il consumo devastante per l’ambiente di acqua in bottiglia, molto meno ‘fresca’ di quella pubblica e con evidenti ripercussioni dannose per l’ambiente. Alla fine dei conti, l’operazione a Roma fa intravedere un grande favore indiretto ai privati a scapito delle fasce deboli della popolazione, della finanza pubblica e dell’inquinamento ambientale. Niente male, non c’e’ che dire per chi si e’ fatto paladino della difesa del bene comune.

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