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30 giorni, una mappa, una bici e un libro: i 2300 km di Tullio Berlenghi da un capo all’altro dell’Europa

30 giorni, un itinerario, una bicicletta. In mezzo tra il mare di Genova, luogo della partenza, e le Colonne d’Ercole, c’è un diario di bordo che contempla metafisica e fisica. Uno spazio mente-corpo che coniuga riflessione e capacità immaginifica con sforzo muscolare e movimento. E’ il resoconto di un viaggio alla scoperta di se’, del mondo e dei propri illimitati obiettivi, quello che Tullio Berlenghi ha condensato in ‘Alle Colonne d’Ercole’, testo atteso dai molti cicloblogger e non e che e’ stato presentato nella cornice di Palazzo Giuliani a Labico.

Tulllio, Lei è noto soprattutto per la sua passione per la difesa dell’ambiente e per l’impegno politico, quanto queste sue attività si riverberano nella scelta di solcare in bici 2300 km da un punto all’altro dell’Europa?
Moltissimo. Quando si viaggia l’unica cosa che si lascia è il luogo della partenza, ma la nostra cultura e la nostra sensibilità ce la portiamo dietro dovunque. E infatti nel mio racconto sono numerosi gli spunti che mi consentono di affrontare i temi che mi stanno più a cuore. Basta oltrepassare un confine per riflettere sui migranti, basta scoprire una zona protetta per parlare di biodiversità e di tutela dell’ambiente, basta percorrere una ciclabile per ragionare di mobilità sostenibile. Queste piccole digressioni trasformano il mio diario di viaggio in qualcosa di leggermente diverso, con una sua chiave di lettura. Non è e non vuole essere un resoconto “neutro”, tutt’altro.

E’ da considerare una ‘nuova nascita’ questo viaggio, poiché e la considerazione viene spontanea, il luogo di partenza è rappresentato dalla regione dov’è nato?
Un po’ sì. Nonostante in Liguria ci sia soltanto nato, perché la mia famiglia si era già trasferita altrove, sono comunque molto legato ad una terra di una bellezza straordinaria, che condensa in pochi chilometri mare, colline e montagne, con scenari emozionanti e suggestivi , ma di una incredibile fragilità. Infatti nella prima tappa sono stato costretto a fare un breve tratto in treno per oltrepassare il tratto di Aurelia chiuso a causa di una frana. Quello della partenza come nascita è uno dei tanti “simboli” che si celano nel libro e non tutti sono evidenti.

Si potrebbe definire questa intrapresa come un itinerario della mente libera sostenuta da una tappa finale come obiettivo subconscio. Ovvero, mi spiego meglio, un viaggio alla scoperta di una parte di sé ancora inesplorata?
Questo è fuori di dubbio. Immagino che sia così per molti, ma nel mio diario lo dico in modo abbastanza chiaro: il mio viaggio non è esclusivamente geografico, ma è anche un viaggio alla ricerca ed alla scoperta di me. E il modo migliore per conoscersi è proprio quello di regalarsi un periodo significativo (un mese nel mio caso) da dedicare a se stessi. Un viaggio in solitudine serve anche a comprendere meglio il valore e l’importanza dei rapporti umani.

Oltrepassare i propri limiti dandosi un obiettivo, questo potrebbe in sintesi condensarsi come una degna morale della sua lunga ‘traversata’?
In questi casi avere un obiettivo è importante. Perché un viaggio del mio tipo è, tra le tante cose, una sfida con se stessi. Individuare un limite – in questo caso il limite per antonomasia: le colonne d’Ercole – e provare a raggiungerlo diventa una meravigliosa avventura che ti arricchisce in modo straordinario. Solo dopo averlo fatto ci si rende conto del suo immenso valore. Quello che importa, poi, non è “oltrepassare” il limite, perché non è una ricerca del record olimpico con un nuovo limite da superare. Il limite, in questo caso, è sufficiente raggiungerlo, magari scrutando oltre verso l’orizzonte, magari scrutando meglio il proprio orizzonte, il proprio limite e provare a scoprire qualcosa di nuovo su noi stessi.

Se dell’andata, una volta raggiunto l’obiettivo Lei mi ha gia’ parlato, come e’ stato il ritorno?
Il ritorno è stato poesia pura. Il viaggio di rientro è iniziato nel momento in cui ho lasciato Gibilterra per andarmi ad imbarcare per Tangeri, in Marocco. Bici, autobus, traghetto, di nuovo bici, taxi, una nuotata nell’Oceano Atlantico, ancora taxi, aereo. In questo modo avuto tutto il tempo per assaporare e metabolizzare la bellezza della mia piccola follia, conclusa con l’abbraccio di mia moglie, dei miei figli e dei miei amici. Un’emozione indimenticabile.

Ed ora, un viaggio nel futuro invece. Quale la prossima tappa?
Quella che ho concluso è stata la realizzazione di un sogno. Un’esperienza fantastica e in qualche misura irripetibile. Io sono un sognatore e qualche altra idea ce l’ho, però preferisco non svelarla, quasi per scaramanzia. I sogni sono come i desideri espressi al passaggio di una stella cadente: bisogna tenerli nel cuore fino a quando non diventano realtà. Intanto ho bisogno di trovare (almeno) un altro mese di tempo, dopodiché vedremo se c’è spazio per dare vita ad un nuovo sogno.

Tullio Berlenghi è nato a La Spezia il 27 agosto 1963. E’ da anni impegnato con varie associazioni ed a vario titolo nelle politiche per la difesa dell’ambiente e per la diffusione della cultura della mobilita’ sostenibile. Attualmente fa parte del gruppo di lavoro che si occupa della mobilità sostenibile per i Verdi di Roma e provincia, di un gruppo di lavoro sulla mobilità ciclistica istituito dal Ministero dell’ambiente, di un gruppo di lavoro su sport e ambiente, di una confederazione di associazioni (COMODO) che promuove il recupero delle ferrovie dismesse ad uso turistico, dell’associazione Sbilanciamoci che chiede una riforma strutturale dei conti pubblici in chiave di rispetto dei diritti dell’uomo e dell’ambiente. E’ fondatore, insieme a Paolo Piacentini, dell’Associazione ‘Esplorando’, legata alla Federazione Italiana Escursionismo. E’ autore del libro, ormai un ‘cult’, dal titolo eloquente ‘Come difendersi dagli ambientalisti’ con introduzione di Fulco Pratesi e illustrazioni di Sergio Staino.

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