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“IL PRATONE DI TORRE SPACCATA”: UN CASO PARTICOLARE DI AREA PERCORSA DAL FUOCO A VIA PALMIRO TOGLIATTI. OCCASIONE PER I QUARTIERI DELLA ZONA EST ?

L’area del sub-comprensorio ex SDO di Torre Spaccata, oggi Centralità Metropolitana del nuovo PRG , nota come “Pratone di Torre Spaccata”, oggi è una desolata distesa di terra nera. Se si studiano le cartografie del piano regolatore e le documentazioni della Sovrintendenza comunale si possono ritrovare gli originali valori ambientali e archeologici che sono stati sepolti da anni di discariche abusive e da un insediamento abusivo. ‘Oggi il fuoco, nella sua distruzione, ha eliminato anche il degrado. Le istituzioni devono dare risposte urgenti ai cittadini per il futuro delle tante aree distrutte dagli incendi di questi giorni – e’ quanto sottolinea l’Associazione Italia Nostra – sezione di Roma – Certamente il caso più grave è quello della Pineta di Castelfusano, ma anche le periferie sono state particolarmente colpite. Nel piano dell’ex SDO tutta la parte centrale era destinata a un vasto corridoio ecologico che doveva diventare verde pubblico e la Sovrintendenza comunale con i finanziamenti della legge di Roma Capitale ha svolto una campagna di scavi archeologici preventivi che hanno portato alla luce numerose importanti strutture di età preistorica, romana e medioevale. Dopo la distruzione totale compiuta dal fuoco non si può permettere che nel comprensorio torni il degrado di prima e per questo vanno subito previsti degli interventi che blocchino sul nascere i tentativi di continuare ad utlizzarlo abusivamente. Italia Nostra chiede che venga imposto ai proprietari una recinzione delle loro aree e l’obbligo di segnalare al Municipio gli atti di abusivismo appena iniziano. Per ottenere la sua salvaguardia l’area va sottoposta dalla Regione Lazio la tutela paesaggistica e come tale inserita nel PTPR ( Piano Territoriale Paesaggistico Regionale) che deve essere ancora definito.Tra l’altro è un’area strategica per il collegamento tra il Parco Archeologico di Centocelle e le altre aree destinate a parco del settore Est. La tutela paesaggistica non impedisce l’edificazione, ma deve dare delle specifiche norme che permettano di valorizzare le strutture archeologiche e di ripristinare il corridoio ecologico. I quartieri della zona Est penalizzati da anni e anni di degrado e di distruzioni delle loro aree archeologiche e ambientali lo esigono. E forse il fuoco, in questo caso – conclude l’associazione – può aver aiutato a portare loro un minimo di vivibilità e specialmente di valore urbano se Comune e Regione lo vorranno veramente realizzare.’

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