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Quer pasticciaccio brutto… degli alloggi dei custodi delle scuole

 

Una questione pubblica, si direbbe parafrasando il titolo di un’altra grande opera della letteratura italiana, una problematica che si trascina da anni e sulla quale oggi, quando gli attori sono ormai sulla soglia della vecchiaia, incombe l’assoluta necessita’ di una soluzione urgente. I custodi delle scuole comunali, oltre 700 persone, delle quali ormai 450 in pensione, rischiano ogni giorno di veder piombare la forza pubblica per lo sgombero. Nonostante da anni si prospettino soluzioni, ragionevoli quanto al momento non praticate. La politica ora deve dare una risposta. Anche perche’ l’eta’ media dei singoli, che supera i 70 anni. Hanno richiesto e richiedono tuttora, come prevedono le delibere, una casa popolare ma la loro posizione impedisce un’assegnazione celere in una citta’ come Roma, dove tra abusivi e non in regola, la casa popolare di diritto e’ un miraggio. La storia di questo ‘pasticciaccio’ e’ presto riassunta. In base alla delibera di giunta comunale 1254/99 i custodi potevano rimaere nell’immobile fino alla fine del mandato e in stato di quiescenza previo pagamento di un canone. Successivamente con le delibere del 2012 e del 2013 si erano preventivati tre anni di tempo per far in modo di poter individuare un altro alloggio per questa categoria. Nulla di fatto. Permane una situazione di stallo nella quale alcuni municipi inviano lettere di sgombero e puntualmente l’associazione di categoria risponde con le delibere ancora valide, mettendo un fermo. ‘Ora pero’ – sostiene Giuseppe Polimeni, da anni in battaglia per la questione e per le mille problematiche ad essa collegata – e’ giunto il momento di trovare una soluzione definitiva e rispettosa delle condizioni di vita di ognuno di noi. Per fare un esempio, abbiamo aderenti che hanno ormai 89 anni. Dove dovrebbero andare? Chi potrebbe garantire loro una situazione conforme a questa? Ora, prendendo per spunto il programma della Raggi, leggiamo del suo impegno in campagna elettorale affinche’ fosse garantito ai cittadini romani un alloggio proporzionato al nucleo familiare con un canone non superiore al 20% del proprio reddito. Una promessa per tirar su consensi? Proprio in questi giorni stanno mettendo a punto in assessorato al comune una delibera sul nostro problema. Verra’ fuori a marzo prima della campagna elettorale? Ci auguriamo davvero di no. Non sarebbe corretto e rispettoso delle persone che,  – conclude Polimeni – ormai da tantissimi anni attendono una soluzione giusta e coerente’

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