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Microplastiche: dagli abissi alla tavola

Dai cosmetici agli imballaggi, le microplastiche invadono il mare e non solo. Entrando nella catena alimentare ed essendo parte rilevante all’interno di cosmetici, sono uno dei potenziali elemente dannosi per il nostro corpo e la salute pubblica. Su questo problema specifico, il Parlamento italiano sta, lentamente, correndo ai ripari. Dopo l’appello delle associazioni ambientaliste ed animaliste convocate dalla senatrice Loredana De Petris, capogruppo gruppo misto al Senato, ora a pronunciarsi dovra’ essere la politica. ‘Stiamo cercando di mettere insieme la ricerca e le associazioni, con i decisori politici – ha sottolineato de Petris –  Questo ddl deve tornare alla Camera sempre per la copertura, questione che portera’ ulteriore ritardo. Non nascondo che abbiamo avuto  molti problemi perché i temi ambientali nell’agenda politica sono davvero assunti in modo negativo. Non sono mai al primo posto e duole ammettere che le sensibilità  su questi temi nel parlamento non sono aumentate, sono diminuite.’ Le microplastiche  hanno due grandi origini: quelle primarie tal quali e quelle contenute nei cosmetici. Su scala globale le plastiche si accumulano in cinque grandi zone oceaniche, ma anche il Mar Mediterraneo pur essendo un mare chiuso ha delle concentrazioni di plastiche simili a quelle dei vortici oceanici.
Purtroppo il nostre mare ha visto campionamenti costanti realizzati dagli Istituti di Ricerca con risultati davvero preoccupati. Stante gli studi realizzati dall’Universita’ di Siena e dall’Ispra ono stati campionati esemplari ittici contenenti addirittura sette diversi tipi di plastiche interne.  Una delle specie piu’ rappresentative della nostra fauna marina, le tartarughe caretta caretta, hanno ingerito campioni di plastica internamente in grandi quantita’.  E dal punto di vista tossicologico si possono generare effetti multipli. Le micro plastiche possono trasportare gli inquinanti a livelli molto superiori nel mare.
L’impatto sulla salute umana non è stato ancora definito in modo preciso ed e’ uno degli obiettivi delle ricerche in corso. Nel frattempo pero’ le plastiche viaggiano, si insinuano nella catena alimentare degli animali e nella nostra. ‘E’ dunque giunto il momento – commenta De Petris – che si giochi una partita intanto italiana per poi spostare l’attenzione su tutto il bacino del mediterraneo affinche’ si possa promuovere la salubrita’ del nostro mare, la salvaguardia delle specie marine e la nostra salute’

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