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Collecting Matta-Clark all’Accademia di San Luca fino al 25 febbraio

oLAccademia Nazionale di San Luca ospita fine al 25 febbraio 2019 la mostra “Collecting Matta-Clark. La raccolta Berg. Opere, documenti e ephemera”. La mostra, frutto della collaborazione tra Harold Berg, Federico De Melis e Gianni Dessì, vuole porre l’accento sull’atto del collezionare come pratica colta e culturalmente responsabile. L’omaggio quindi duplice all’artista americano Gordon Matta-Clark (New York 1943 – 1978) e alla figura del collezionista Harold Berg, cileno apolide residente a Barcellona, che ha raccolto in più di dieci anni di appassionate ricerche i lavori dell’artista.

Come scrive De Melis a proposito di Berg: “Pacato, riflessivo, con pause di silenzio alla ricerca della parola puntuale, Berg ricorda che tornava dal Cile, «il 12 giugno, o luglio, del 2006»: «Quando sono salito in aereo mi è venuto fra le mani un giornale dove compariva un articolo su Gordon Matta-Clark, presentato come il “figlio ribelle” di Roberto Matta. Ha subito catturato la mia attenzione che esistesse un artista, di cui non avevo mai sentito parlare, e sconosciuto in Cile, figlio di un grande artista cileno quale Roberto Matta. Quest’idea di un figlio-artista dalla vita propria, totalmente avulsa da quella del padre, mi è sembrata affascinante: penso, proprio perché una settimana prima era morto mio padre»”.

La mostra è un percorso che si snoda fra opere originali di Gordon Matta-Clark, disegni, stampe fotografiche vintage, cibachrome, filmati originali e un’ampia serie di documenti quali cataloghi, libri d’artista e articoli di giornale, leephemera, appunto, tutto proveniente dalla collezione di Berg.

L’esposizione va ad intessere un’articolata e stratificata trama di storie e aneddoti capaci di restituire in maniera vivida l’intera vicenda artistica di Matta-Clark e l’atmosfera creativa che si respirava nella SoHo di New York nei primi anni Settanta: dall’esperienza degli interventi sugli immobili dismessi al ristorante FOOD, fondato dallo stesso Matta-Clark con la sua compagna performer Carol Goodden, divenuto punto di incontro della vivace scena artistica americana, arrivando poi al gruppo Anarchitecture, composto da artisti come Laurie Anderson, Tina Girouard, Suzanne Harris, Jene Highstein, Bernard Kirschenbaun, Richard Landry, Jeffrey Lew e Richard Nonas e lo stesso Matta-Clark. Il gruppo si caratterizzava per un’attenzione al rapporto tra architettura, design e contesto sociale in nome di una prassi coinvolgente e liberatoria basata su inedite relazioni spaziali e fisiche, dando una visione dell’arte e dell’architettura capace di schiudersi sino a emanciparsi dal suoconcreto. Ecco allora il disegno, traccia cognitiva, calarsi nella realtà del paesaggio metropolitano, aprire varchi nella fisicità di edifici e spazi urbani e conquistare luce e aria aperta.

Come sottolinea Gianni Dessì, Presidente dell’Accademia Nazionale di San Luca: “Che Gordon Matta-Clark sia tra i più interessanti artisti americani della generazione operante negli anni ’70 è oggi ampiamente riconosciuto. Ha tracciato con la sua opera un percorso tra i più vitali, aperto a diverse discipline, punto d’incontro e di sintesi, dove ciò che indichiamo come performance, arte concettuale, land art, minimal art e architettura intrecciano un nodo che non smette di offrire spunti alla riflessione storica, come anche al godimento di un’arte complessa e ricca di tangenze”.

La mostra è accompagnata da un catalogo bilingue (italiano-inglese) con un’intervista di Federico De Melis a Harold Berg, testi di Pablo Echaurren, Carol Goodden, Francesco Guzzetti, Francesco Moschini e Richard Nonas.

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